Minimalismo e Dieta Minimalista

In questo post un primo assaggio di “Dieta Minimalista”. Il tuo obiettivo è ridurre la “centralità” del cibo nella tua vita e beneficiare di un corretto rapporto con esso.

Sono sempre stato molto incuriosito dal minimalismo come filosofia di vita. Mi da fastidio il superfluo, mi rattrista vedere l’accumulo inutile di oggetti, di documenti, di impegni senza senso, e via dicendo. Mi da fastidio anche riempire ogni spazio che ho a disposizione in casa. La trovo una autentica sciatteria.

Mi da fastidio anche il contrario, il completo ascetismo che tante religioni o un certo minimalismo estremo importato dall’oriente ci impone. Leggo di gente che vive con tre paia di mutande e una ciotola di riso al giorno. Vade retro!

In generale, il mio modo di interpretare il minimalismo è questo:

qualsiasi oggetto o persona per rimanere nella mia vita:

mi deve piacere (cioè farmi stare bene quando presente);

mi deve servire a qualcosa.

Stop: queste sono le due domande che mi pongo quando ho a che fare con il mio ambiente e quando lo devo alleggerire e ripulire.

Esempi pratici.

Ho in casa due chitarre bellissime ma che non mi servono e che non sono legate a me da nessun tipo di ricordo, emozione, eccetera: sono in vendita su Subito.it. Di chitarre ne ho già una: basta e avanza.

Mi hanno regalato una polo Lacoste azzurra qualche tempo fa: odio le polo azzurre per cui, anche se di ottima qualità,fuori dal mio guadraroba!

Mi hanno invitato a frequentare un master gratuito a Roma sull’evoluzione della tecniche di Biologia Molecolare: sul mio curriculum non mi serve un master in Biologia Molecolare (ho già un dottorato) per cui andateci voi, divertitevi.

Tanto è spesso sinonimo di troppo, e troppo è sempre sinonimo di male.

E se non è sinonimo di male, di sicuro troppi elementi occupano tempo nella mia vita e spazio nella mia mente. E per me il tempo e lo spazio sono le più alte forme di ricchezza perché sono le uniche che in caso di necessità si possono trasformare in soldi.

Il minimalismo nella dieta

Diamo troppo spazio al cibo nella nostra vita. Mangiare è importante, ci mancherebbe, e mangiare bene lo è anche di più. Ma qua ci stiamo rimbecillendo a forza di talent sulla cucina. Tutti vogliamo diventare supercuochi e tutti ci cimentiamo ai fornelli come dovessimo tutti quanti stupire chissachì.

Tuttavia ti vorrei far notare che sovrappeso e obesità stanno dilagando. E siamo solo all’inizio dell’epidemia. Ho sentito ultimamente ad un convegno le previsioni per il 2040: se non diamo una sterzata il nostro pianeta sarà popolato da un’umanità fatta di “adorabili” tripponi.

Oggi abbiamo spettacolarizzato il cibo.

E invece ad esso ci si deve approcciare in con sobrietà, qualità e attenzione.

Già, però quali sono dei suggerimenti pratici per cominciare a costruire delle sane abitudini minimaliste nei confronti del cibo che ci portino nel tempo a ridurre le calorie ingurgitate e, soprattutto, a maturare un corretto rapporto con esso?

Fai pochi pasti al giorno: massimo tre

Certo, avrai sentito dire che bisogna fare tanti spuntini ravvicinati per aumentare la digeribilità dei pasti e via dicendo. Ma a meno che tu non abbia delle particolari necessità fisiopatologiche (sei in gravidanza, oppure sei un atleta, eccetera) a fare veramente la differenza tra un corpo in sovrappeso ed uno normopeso è il bilancio calorico quotidiano. Fare troppi pasti al giorno renderebbe il cibo troppo “centrale” nella tua vita; e invece dovresti fruttare il grandissimo potere del digiuno tra un pasto e l’altro. Ho girato tempo fa un video sul digiuno e come praticarlo correttamente. Lo posto qui sotto: quando hai tre minuti guardalo.

Cucina i pasti in massimo dieci minuti

Dieci minuti, si. Un quarto d’ora al massimo. Non diventare chiavo dei fornelli, non è il caso. Quasi certamente hai di meglio da fare che non stare  a spignattare e a sporcare una cucina. Se proprio vuoi passare il tempo davanti alle pentole, fallo in occasioni speciali: pranzo con i genitori, cena con gli amici. Di tempo ne hai poco: hai obiettivi professionali da raggiungere, oppure hai dei figli da crescere.

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Lascia perdere i cibi lavorati o precotti

Cucina e mangia i cibi quanto più vicini al loro stato naturale. Più i cibi sono lavorati e più hanno perso il loro sapore e le caratteristiche che hanno evoluto in centinaia di migliaia di anni. Mangiare una patata e mangiare delle patatine in sacchetto sono due cose molto diverse.

Il motivo per cui ti conviene stare alla larga dai cibi “sintetici” è solo di tipo … “romantico”? No. mangiare cibi naturali, quanto più possibile come madre natura li ha fatti, ti serve soprattutto ad educare il tuo sistema nervoso al cibo di qualità e a regolare il tuo comportamento alimentare intervenendo sui meccanismi della sazietà e su quelli della rilevazione dell’adiposità del tuo corpo. Il discorso è scientificamente complesso; se sei un biologo oppure un medico formato in nutrizione umana e vuoi qualche riferimento dalla letteratura scientifica scrivimi pure alla mia pagina Facebook.

Mangiare cibi naturali vuol dire mangiare in modo noioso e privo di sapore? Neanche per sogno. L’alimentazione deve essere un piacere, e c’è molto più piacere nel mangiare la famosa patata al forno con il rosmarino, piuttosto che ingoiare un sacchetto di pseudo-patate unte e piene di conservanti.

Mentre mangi, osserva quello che stai facendo (cioè: medita!)

Passiamo troppo tempo a pensare al cibo, a parlarne e a cucinarlo. Poi lo mangiamo di corsa, come se ce lo stessero togliendo dal piatto. Dovremmo fare il contrario.

Guarda al piatto che hai difronte. Osservalo per bene. Perdici qualche secondo. Di che si tratta? Della pasta con del pomodoro? Una bistecca di carne? Osservala e basta. Ringraziala come fosse un regalo che ti è stato fatto dalla natura. E dei regali, si sa, non bisogna abusarne.

Spegni cellulari, televisione e tablet. Mangiane un boccone e metti giù la forchetta. Osserva ancora il sapore del cibo che hai appena messo in bocca. Ti piace? Hai avuto la tua piccola dose di piacere? Ti senti gratificato da questo boccone di cibo? Passa al prossimo boccone. E via dicendo.

Dal punto di vista neurobiologico, semplificando la questione, succede semplicemente che in questo modo riesci a spegnere veramente la fame perché invii dei segnali potenti al tuo centro della sazietà (vabbé, chiamiamolo con il suo nome: ipotalamo) mentre se mangi pensando agli affaracci tuoi o giochicchiando con l’ipad al tuo ipotalamo non invii un bel niente e poco dopo sarai di nuovo davanti al frigorifero.

Gianfranco

 

 

 

 

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