Assertività: tre consigli per un favoloso percorso

In questo articolo scopriremo i motivi per cui è bene sostituire l’aggressività con l’assertività e migliorare la tua vita e quella di chi ti sta intorno.

Capita in ogni ambiente di lavoro, ma anche a scuola, in famiglia, o comunque in qualunque comunità di persone, che si creino delle situazioni conflittuali. E lo strumento, l’aspetto del comportamento, con il quale vengono affrontate queste situazioni è l’aggressività, il tentativo cioè, da parte di un individuo di arrecare un danno psichico o fisico all’altro individuo.

Ci sono poi addirittura persone che conoscono esclusivamente l’aggressività come strumento per potersi relazionare con gli altri. Sono quegli individui che vivono i rapporti interpersonali in modo totalmente “verticale”, e che hanno un necessario bisogno di dominare gli altri (o di essere dominati). Ne conosci molte di queste persone, ne sono sicuro.

Secondo la cosidetta “idea pericolosa” di Darwin il comportamento umano è regolato dai processi evolutivi, in modo non differente da quanto accade negli animali.

Succede, cioè, che anche tra “noi umani”, la dinamica dell’aggressività è dettata dall’esigenza di vincere, sostanzialmente:

  1. la lotta per le risorse;
  2. la lotta per l’accoppiamento e la trasmissione del nostro patrimonio genetico.

Si potrebbe continuare a discutere l’argomento e certamente lo faremo in successivi articoli.

L’aspetto che tuttavia voglio sottolineare in questo post sono i “residui” del comportamento aggressivo. Nel momento in cui nel tuo ufficio (o nelle tue relazioni in generale), ci si approccia ad un problema in modo aggressivo, si stabiliscono due posizioni: una dominante ed una dominata.

Nessuno, purtroppo, è escluso però da danni, in seguito a questo tipo di disputa.

Il dominato subirà una seri di disturbi psicosomatici legati alla subordinazione;

il dominante subirà un “logorio” dovuto alla necessità e al seguente dispendio energetico finalizzato al mantenere la posizione dominante (un buon esempio è il ciclo di dominio che si ha nelle comunità animali; un lupo capobranco, dopo un periodo di tempo, viene ucciso o allontanato da un giovane individuo);

l’ambiente in cui si manifesta aggressività (pensata all’aria che tira in un ambiente di lavoro in cui alcune persone cercano di sottomettere psicologicamente i colleghi).

Il suggerimento, la parolina che descrive quella caratteristica del comportamento necessaria ad evitare i danni della deriva aggressiva è assertività.

Molte sono le definizioni dell’assertività.

Quella che preferisco è: far valere i propri diritti e le proprie opinioni, senza prevaricare o negare quelli degli altri.

Facile a dirsi, vero? Nella maggior parte dei casi ognuno di noi ritiene di essere nel giusto, o di avere tra le mani una verità assoluta e di volerla difendere ad ogni costo. Tuttavia bisogna sempre tener conto della nostra mente e delle dinamiche che fanno maturare il nostro comportamento. Una biologa alla quale dovremmo rendere un grazie infinito, per i suoi studi, è Candace Pert, scienziata statunitense che  ha svelato numerosi meccanismi relativi alla biologia delle emozioni. Ma non divaghiamo e torniamo a noi.

Facciamo un esempio. Hai commissionato ad un collega un’attività (ad esempio la stesura di una relazione) e lui/lei continua a procrastinare mettendo a serio rischio lo sviluppo di un progetto.

Puoi relazionarti in questi differenti  modi:

  1.  “ti avevo chiesto di buttar giù quella relazione e continui a rimandare; ti vuoi sbrigare? Eddai, ecchecavolo..”;
  1. “ho visto che non mi hai ancora mandato quella relazione; vabbene, vuol dire che se proprio non puoi e la scadenza è domani, la scriverò io..”;
  1. “ho visto che non mi hai ancora mandato la relazione. Hai avuto dei problemi? Dai, appena l’hai buttata giù inviamela, ci conto, è importante”.

Indovina, qual è un atteggiamento costruttivo e pregno di assertività?

Come dici? Il terzo? Esatto!

Il primo infatti è francamente aggressivo, e non farebbe altro che buttare inutile benzina sul fuoco.

Il secondo è passivo (hei, dico…tu hai diritto alla relazione che il tuo collega ha promesso).

Il terzo, invece, tiene saldo quello che è il tuo diritto e apre a quello che è il diritto del tuo collega ad aver avuto problemi, ad essere in ritardo e al rinnovo alla sua fiducia.

Un’ immagine presa della rete descrive, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, il concetto.

 

2eng

 

Non è facile maturare l’assertività. Serve esperienza, tanta esperienza, e la seguente maturazione, evoluzione personale. I grandi manager, i grandi carismatici sono assertivi; non potrebbe essere altrimenti. Ma parliamo di gente che, nella maggioranza dei casi, ha fronteggiato un grosso numero di situazioni critiche, ed imparato da ciascuna di esse a maturare l’assertività.

Se tu vuoi intraprendere la strada dell’assertività, comincia da questi tre semplicissimi consigli:

conosci te stesso. Sembra una frase fatta, e lo è; ma il tuo comportamento ha delle motivazioni alla base. Studia, leggi, informati. Ricercale nel tuo pensiero, o meglio, nel tuo modo di pensare e nelle tue (presunte) certezze e conoscenze.

Vivi in modo onesto ed integro. Riconosci i tuoi limiti e i tuoi pregi. Non sei il migliore di tutti e non sei superman. A un certo punto ti devi fermare e considerare gli altri. Tutti hanno un proprio pensiero, i propri drammi umani. Dietro il loro comportamento ci sono sempre delle motivazioni. Approcciati a loro con comprensione e, esageriamo, compassione verso la persona che si nasconde dietro le stupidaggini che senti, o all’aggressività che ti si manifesta. Ma non cedere di un millimetro quelli che sono i tuoi diritti e la tua dignità.

Non giudicare. Smettila di giudicare, o di parlare alle spalle degli altri. Aggiungerei: non giudicare eccessivamente te stesso, se non vuoi finire in un loop infernale in cui la tua mente si riduce a fumare come una marmitta bucata. E stai lontano dagli eccessi di moralismo. Quelli, semmai, lasciali alle “autorità competenti”  : – )

Mi viene in mente un passaggio della canzone “Ha tutte le carte in regola” di un cantautore livornese di nome Piero Ciampi.

Il verso recita: “se incontra un disperato non chiede spiegazioni”.

Ne riparleremo. Approfondiremo la biologia  e le tecniche che stanno dietro l’aggressività e l’assertività.

Gianfranco

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