Come fregarsene di tutto (e rendere la propria vita uno spasso)

Una delle critiche che spesso mi vengono rivolte da chi mi conosce è questa: “se cade il mondo tu ti sposti; sembri quasi estraneo al contesto, che non ti importi quello che succede”.

La risposta che io do di solito è: “beh, io devo avere per forza una visione
quanto più possibile distaccata dal sistema per poter intervenire sul sistema stesso. Se il mondo cade e si rompe, per poterlo aggiustare non mi devo rompere anch’io
”.

Di fronte a questa risposta spesso chi ho difronte scuote la testa e dice “vabbè, dai, Gianfranco, andiamo a prendere un caffè”.

Eppure la mia più grande conquista personale è stata quella di imparare ad osservare la vita e di non limitarmi a percepirla.

Questo vuol dire fregarsene di tutto? Forse si, ma a fin di bene.

Osservare invece di percepire

“Osservare” e “percepire” sembrano sinonimi e invece sono due attività distanti, e anche di molto.

Vabbè, Gianfranco, la stai facendo complicata. Quale sarebbe questa fantomatica differenza? E perché mai una delle due dovrebbe essere preferibile all’altra?

Ti racconto una storia.

C’è una ragazza, nè bella nè brutta, che passeggia per raggiungere il proprio fidanzato in un bar dove mangeranno assieme un gelato. Quando questa ragazza è arrivata in prossimità del bar, da lontano vede il suo ragazzo seduto assieme ad una tizia particolarmente avvenente e vestita nel modo giusto per fare colpo su un uomo.

Nella testa della nostra protagonista cominciano a comparire pensieri del tipo:
lei è più bella di me; Marco si innamorerà di lei e non vorrà più stare con me”;
le chiederà il suo numero di telefono”;
forse è meglio che io scappi via e non mi faccia più vedere”.

Ora gli psicologi perdoneranno la mia semplificazione e anche l’inesattezza, ma questo stato di negatività è generato dalla “percezione” della ragazza , l’elaborazione, cioè, di quanto accade attraverso:
l’esperienza oggettiva (“c’e una tipa vestita da strafiga al tavolo con il mio uomo”);
l’esperienza soggettiva, dettata cioè dal coinvolgimento di se stessi in ciò che sta accadendo. Ad esempio dalla propria autostima bassa (“Marco si innamorerà di lei eccetera”) o dalla propria indole rinunciataria (“forse è meglio che scappi via”).

Al contrario di percepire, osservare significa invece eliminare “io” dal quadro che ti si genera di fronte. Ti avvicini al tavolo e cominci a rilevare la situazione per quello che è, profondamente e da vicino, eliminando (o sforzandosi di eliminare) la componente “soggettiva” dell’esperienza. Come uno scienziato che conduce un esperimento, ti metti la buono buono e prendi nota di cosa accade.

Alla fine della storia, la tipa al tavolo con Marco, era una tizia oggettivamente gran gnocca e oggettivamente con l’alito pesante, che oggettivamente diceva parolacce una dopo l’altra mentre parlava di gossip di quartiere, argomento oggettivamente noioso per qualcuno ma piacevole per qualcun altro.

Con un piccolo sforzo, la protagonista della nostra storia avrebbe potuto avvicinarsi, stringere la mano alla tizia e dopo un po’elaborare in questo modo l’esperienza: “una ragazza bella, puzzolente, con due cosce spettacolari e un po’cafona. Non so se potrebbe portarsi via il mio uomo oppure no; la situazione è questa. Questo è ciò che sta succedendo. Ora vediamo che si può fare”.

Osservare di più, percepire di meno, questo è il concetto chiave. Più oggettività, meno coinvolgimento personale. Quello che sta succedendo non ti deve riguardare. Anche quando ti riguarda.

Si vabbè, Gianfranco, ma noi siamo esseri umani, mica macchine perfette fatte di transistor…

Non sto dicendo che si debba diventare dei computer. E non sempre è possibile riuscire a non farsi coinvolgere dalla situazione. Tra l’altro, come spiega la psicologia, realtà oggettiva e realtà soggettiva sono strettamente legate tra loro. Per cui non ti illudere che il fatto di rimanere distaccato dal contesto, come ti sto dicendo di fare, te ne dia un disegno veritiero.

Però aiuta. Maledettamente. Schifosamente. E ti rende anche un po’ bastardo.

Come ti aiuta? Mettendoti in uno stato di lucidità che provo a descriverti qua sotto.

Una maggiore disillusione

Non ti fai illusioni: se un tuo collega, o tuo marito, o la tua ragazza è un imbecille è un imbecille. Non lo definisci più uno che ha dei problemi personali (poverino…) eccetera. Ti sarà chiaro che è un imbecille che si comporta da imbecille. Puoi dargli anche un altro nome, ma quello è. E anche tu quando ti comporti da imbecille sei un imbecille, nonostante tutte le scuse che puoi trovare a raccontare a te stesso. Capito, imbecille?

Grande calma

Se hai un problema e riesci a vederlo in modo distaccato il problema si isola, lo vedi come fosse su una tovaglia bianca e tu sei attorno al tavolo a scrutarlo. E possibilmente risolverlo se ne sei capace.

Una sensazione di maggiore potere

Quando osservi le cose per quello che sono, capisci su quali di esse hai controllo e su quali no. Sulle prime fai quello che puoi, al tuo meglio. Su quelle che non puoi controllare ci mangi su una pizza ai formaggi e te ne vai a dormire. Semplice.

Facile tutto questo? Neanche per idea. Anzi, è complicato, se non sei abituato a ragionare in questo modo, se prendi tutto sul personale.

Tuttavia esistono degli esercizi che ci aiutano a prendere una posizione più distaccata dal contesto che viviamo.

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Fatto? Andiamo avanti.

Dicevamo: quali pratiche per imparare ad osservare invece di abbandonarsi alla percezione?

Medita

Il primo è la meditazione. Banale? Si. Efficace? Altrettanto. Anzi, efficacissimo. Provare per credere. Dopotutto un sinonimo di meditazione potrebbe essere “pura osservazione senza giudizio”.
Non sai quanto fossi prevenuto verso la meditazione prima di cominciare. E invece ci sono caduto dentro mani e piedi, e ora al mio risveglio la meditazione è quasi obbligatoria per rendere la mia giornata efficace e produttiva.

Ce n’è per tutti i gusti: mindfulness, trascendentale e via dicendo. Fossi in te partirei dalla meditazione mindfulness. Puoi cominciare da questo articolo di Gennaro Romagnoli, uno dei divulgatori più interessanti a riguardo.

ACHTUNG! Se pensi che sia roba per gente freak-olistico-spinellona con buon tempo da sprecare ti stai sbagliando. E te lo dico perché anch’io per anni mi sono sbagliato di grosso a riguardo. “Ho da lavorare”, pensavo. Bravo scemo.

Dai consigli

Immagina di dover dare un consiglio al tuo miglior amico. Immagina di ritrovartelo in casa, disperato, e che ti parli di un suo problema, di una difficile decisione che deve prendere e che non sa come gestire. Ora appoggia per bene la testa all’indietro, rilassa il respiro e infila bene i pollici sotto le bretelle. Ci sei? Ora puoi osservare con calma, senza percepire con il tuo “io” (il problema non è mica tuo…). Bene, con ancora più calma di’ al tuo amico come vedi tu le cose e fagli capire nella pratica cosa faresti al suo posto. Il tuo migliore amico, però, l’hai già capito, sei tu.

Impara la lezione di Epitteto

Il filosofo stoico greco Epitteto era un gran mattacchione di filosofo. Ai suoi allievi diceva qualcosa del genere: “quando vi confrontate con qualche persona di cui avete timore o riverenza, o quando vi vengono in mente i grandi pensatori, i grandi personaggi di questo mondo (ad esempio, ai suoi tempi, subito dopo Cristo, l’imperatore romano Adriano) immaginateli mentre fanno sesso. Immaginateli agitare i loro corpi e a sudare, come tutti quanti gli altri esseri umani mentre si “intrattengono” con i partner. Perché altro non sono che esseri umani”.

Il filosofo latino Di Gennaro aggiungerebbe: “una Lamborghini? Un ammasso di ferro, gomma e plastica. Lascia perdere il fatto che l’essere umano ci ha messo del genio nel progettarla e costruirla e che con essa ci rimorchieresti un mucchio di belle ragazze: quella roba lì è un ammasso di lamiere non ancora piegate e bruciate da un incidente sulla Genova-Torino.

Quando ti scivola la ciotola con la crema che ti serve per guarnire la torta, pensa a quella ciotola e a quella crema per quello che sono: uova fatte da una gallina in gabbia sbattute con dello zucchero in una ciotola di finta terracotta Made in China. È morto forse qualcuno?

Osserva. Questo è. Nè più nè meno.

A presto! Gianfranco

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