Dottorato di ricerca: ecco perché conviene

Qualche anno fa ho scelto di iscrivermi a un dottorato di ricerca in Bioscienze. In particolare mi sono occupato per tre anni di Biologia Molecolare dei retrovirus. Successivamente ho cercato di far convergere le competenze da Biologo Molecolare sulla mia passione per la ricerca e la formazione in ambito nutrizionale.

Tuttavia non sono qua per parlarti del mio curriculum di studi (vai alla pagina chi sono, se proprio ci tieni). Voglio invece raccontarti perché la scelta del dottorato di ricerca non sia un’autentica follia come molti credono.

Già, perché quando ho annunciato la cosa agli amici e ai familiari, è salito il coro:

“cos’è che vuoi fare?? Il ricercatore?? Ah ah ah ah”…, grosse grasse risate. “Si, vabbè, fai il dottorato, e poi?”. E giù altre prese in giro.

Già, perché anche tu ti starai ponendo la sacrosanta domanda:

“qua tutti dicono che il dottorato è una perdita di tempo, che la ricerca in Italia non ha finanziamenti; non è meglio che io cominci a lavorare fin da subito?”

La risposta alla domanda non è facile. Tra l’altro sto scrivendo questo post proprio perchè in molti, giustamente, si interrogano in tal senso.

Conviene? Non conviene?

Il modo migliore per rispondere a questa domanda è…cambiarla!

La domanda che devi porti, se ci tieni a creare investimento, valore e crescita personale, è:

Come un dottorato di ricerca può migliorare la mia vita? Cosa può apportare concretamente?

Mi permetto qualche riga in più per fare una premessa brutta e scomoda (ma necessaria):

Oggi le dinamiche del mercato del lavoro stanno cambiando a una velocità spaventosa. Siamo tutti disorientati. Anch’io, pur avendo una carriera ormai avviata, spesso lo sono. Qualcuno ha calcolato che nei prossimi decenni saremo tutti chiamati a rinnovarci e rimetterci in gioco con una cadenza attorno ai 5 anni. Se non cambieremo proprio lavoro, probabilmente cambieremo sede. O anche semplicemente team di lavoro.

Puoi ben capire che per avere successo in un mercato come questo dobbiamo avere strumenti diversi da quelli che usavano i nostri genitori. Fino alla generazione scorsa le qualità più apprezzate erano quelle di fedeltà, obbedienza e ultraspecializzazione. Le carriere si costruivano così. Stai 20 anni dietro la stessa scrivania e diventi dirigente, farai più soldi eccetera.

La formula del successo era: impara a fare bene qualcosa e le aziende ti assumeranno.

Non funziona più così. Sono cambiate le regole del gioco. Sono cambiate le carte in tavola. So che ti sembra una frase fatta, già sentita, a cui probabilmente credi poco. Ma credimi: è così.

Oggi fa molti più soldi uno youtuber, un blogger, un marketer relazionale di successo, che non un ingegnere o un chirurgo o uno scienziato.

Oggi servono qualità più profonde da sviluppare. Tipo:

  • comunicazione
  • problem solving
  • team working
  • networking
  • leadership 

Le chiamano Soft Skills; io le ho sempre chiamate “competenze trasversali”. Quelle che serviranno in ogni posto di lavoro diverso in cui ti troverai ogni 5 anni.

Servivano anche prima, certo, ma oggi servono a livelli moooolto più alti. C’è chi ce le ha innate: se non è il tuo caso, te le devi creare, se vuoi avere risultati durante la tua carriera.

Ovvio: di sole Soft Skills non si vive. Perciò in fondo al post ti darò un paio di criteri decisionali più pratici per facilitarti nella decisione.

Ma andiamo avanti. Tempo al tempo.

Tu non hai idea di quanto caffè io abbia bevuto in quei tre anni.. ;-)

Tu non hai idea di quanto caffè io abbia bevuto in quei tre anni.. ;-)  Non ne parliamo  :-)  :-)

Un dottorato di ricerca, se ben fatto, ti fornisce altissime competenze trasversali.

Quando hai scritto la tesi di laurea hai annusato cosa sia un progetto. Eri uno studente e ancora eri nella bambagia. Hai intuito che serve organizzazione, metodo, creatività, capacità di comunicare (se non altro davanti a una commissione di laurea).

Con un dottorato ci finisci dentro del tutto. E a un livello più alto.

Capirai quanto costa un progetto di ricerca, capirai cosa significa gestire un progetto di ricerca, e quali sono le dinamiche che stanno dietro al successo del progetto.

Tutto questo soprattutto se avrai la fortuna di incontrare un buon maestro, un buon tutor accademico, come è accaduto a me.

Riassumendo (ti ripeto un po’ di termini per farteli entrare bene in testa) imparerai a:

  • perseguire dei risultati;
  • pianificare gli obiettivi;
  • gestire risorse economiche;
  • risolvere problemi;
  • lavorare in team;
  • rendicontare il tuo operato e comunicare i tuoi risultati a colleghi (non più annoiati professori il giorno della laurea).

Questo è quello che ti devi aspettare. Punto. Oltre a eventuali possibilità (rare) di carriera accademica.

E queste competenze ti serviranno sia che tu voglia diventare uno scienziato di valore, sia che tu voglia ristrutturare casa, sia che tu voglia creare un blog di successo.

Cominci a toccare con mano e valutare i danni che ti arreca un collaboratore scarso.

Toccherai con mano quanta creatività e autodisciplina servono per superare un problema.

Andare a difendere i risultati dei tuoi progetti a un congresso internazionale ti insegna l’autostima e ad avere un riscontro veritiero della qualità del tuo lavoro.

Se hai fatto bene, le tue ricerche verranno pubblicate, altrimenti…”mi dispiace: ci riprovi”.

Hai la possibilità di viaggiare e impari a lavorare in equipe multiculturali. Durante i miei tre anni ho visto cinque paesi, tra cui gli Stati Uniti, dove ho svolto il periodo estero di dottorato.

Non è poco: è un’esperienza che ti permette di vedere un paese lavorandoci e confrontandoti spesso con gente di un livello professionale estremamente alto e stimolante. Niente a che vedere con le tue scorribande a Praga o Barcellona a caccia di simpatici/che studenti/esse dai costumi facili.

Prima che mi dimentichi: in StudioDarwin pubblico, tra l’altro, articoli relativi alle migliori strategie nell’ambito dello studio e della carriera professionale.

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Torniamo a noi.

In conclusione: faccio o non faccio il Dottorato di Ricerca?

Gianfranco, abbiamo capito: le competenze trasversali, eccetera. Ma io mo’ che faccio? Mi iscrivo o  non mi iscrivo?

La situazione è questa:

se hai più di 28-29 anni NO, a meno che tu non sia disoccupato. E se riesci a iscriverti, valuta, nel frattempo, l’ipotesi di cercarti un lavoro o di capire bene cosa vuoi fare nella vita. Già: cosa fare nella vita? Se ti interessa l’argomento ti invito a leggere questo post sui motivi per cui non sai cosa fare nella vita e quest’altro sul perchè non devi mai smettere di cercare la tua strada.

Se invece sei neolaureato, SI, e fallo bene, cercando di considerare questi 3 fattori fondamentali da sfruttare per un dottorando di ricerca. Ovviamente il SI è rinforzato dal tuo desiderio, dalla tua passione per la ricerca e la volontà di imparare nuove competenze trasversali. Se invece non li hai (si, non tutti ce l’hanno: molti aspirano ad avere un lavoretto fisso sempre uguale..), SI lo stesso, a meno che tu non trovi il lavoro dei tuoi sogni altrove.

E tu? Sei un dottore di ricerca? O un laureato che ci sta pensando su?

Detto questo: in bocca al lupo! Se vuoi un parere sulla tua situazione relativamente al dottorato di ricerca, scrivimi pure un messaggio sulla pagina facebook di StudioDarwin.
Gianfranco

 

Foto dal web

17 comments

  • Giovanni Maggiani /

    Sono convinto anche io che il dottorato ti insegni che cosa sia la ricerca.
    Io ho vinto da due settimane una borsa di studio per il dottorato in matematica che inizierebbe a novembre.
    Non so se accetterò la borsa.
    Infatti non sento una forte motivazione a fare carriera accademica e, soprattutto, sono timoroso del fatto che fra tre anni sarò di nuovo nella stessa situazione. Mentre magari sto valutando la possibilità di cercare uno stage presso un’azienda seppur sia sottopagato con la speranza che poi magari mi assumano. Poi penso che adesso a 24 anni con una laurea freschissima è più facile che a 27, visto che poi è risaputo che in Italia le aziende non valorizzano più di tanto un titolo così importante e non mi va di andare a vivere all’estero in maniera stabile.

    Capisco il discorso economico ma vista solo così è un palliativo.

  • gianfradig /

    Ciao Giovanni. Capisco la tua perplessità e il tuo desiderio di lanciarti in qualche stage aziendale. Riguardo al dottorato ritengo che si fondamentale capire se si è disposti andare all’estero dopo di esso o meno. Il motivo non sta tanto nel fatto che la carriera accademica in Italia sia prerogativa di pochi, quanto il fatto che i dottori di ricerca sono ancora sottoutilizzati alle aziende.

  • […] già parlato in un precedente articolo della mia esperienza nell’ambito di un dottorato di ricerca. Parlavo di quello che mi ha […]

  • Mah.. Ti presenti come “un esperto del dottorato” tanto da dettare regola sull’età in cui conviene e non, dai per scontato il dottorato sia sempre come l’hai fatto tu con un professore bravo e con soggiorni all’estero. A tanti dottorandi non viene concessa l’esperienza all’estero, abbiamo molti prof “baroni”, ci sono anche neolaureati di trent’anni e non credo proprio che ci debba essere un limite d’età per fare le proprie scelte.

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Cara Silvia, purtroppo non sono un “esperto di dottorato” :-) Molto semplicemente racconto la mia esperienza. Per cui, si, il dottorato come l’ho fatto io. C’è anche da dire che prima di fare il dottorato sarebbe sempre bene informarsi su come “lavora” la scuola di dottorato per cui si va a concorrere (io all’epoca andai a parlare con gli studenti e i ricercatori del dipartimento) Hai ragione, non esiste un’età per fare le scelte giuste. Però bisogna essere sinceri: fare la stessa scelta di vita a venti, trenta e quaranta anni può non avere sempre la stessa conseguenza.
    Grazie per il tuo intervento!
    Un salutone!
    Gianfranco

  • Silvia Pagliarini /

    Ciao Gianfranco,
    sono Silvia, neolaureata in Matematica e indecisa sul futuro, in particolare sulle scelte in vista del prossimo settembre.
    Ho letto e riletto post di ogni tipologia in cerca di capire se fare o non fare il dottorato. Mi sto già informando e facendo le prima interviste, però ammetto che vago nell’indecisione.
    Sono convinta che se farò un dottorato sarà perchè il laboratorio ed il gruppo mi fa una buona impressione (come accoglienza, lavoro, attività..) e, soprattutto, se la tematica proposta mi interessa davvero. Penso infatti che fare un dottorato su un argomento distante dal mio reale interesse di ricerca sia sbagliato.
    Parlando con alcuni ragazzi iscritti ad un phd mi hanno detto anche che non dovrei farlo se poi voglio andare in un impresa (esempio data scientist e analysis, ecc..), e questo mi ha fatto pensare davvero molto. Infatti, pensando a tre anni nel campo della ricerca la cosa mi attira ma non so assolutamente dire che poi vorrei restare nell’ambito della ricerca. Tu cosa ne pensi?
    Io al momento non ho ancora provato ad interessarmi ad eventuali colloqui in aziende, ma so che molto probabilmente troverei (vedo coetanei del mio campo trovare facilemente) e lo sto tenendo come “ruota di scorta” diciamo.
    Ah e poi sarei curiosa di sapere tu cosa pensi di fare/stai facendo avendo finito un phd, se ti fa piacere condividerlo ovviamente.

    Ciao e complimenti per il post, davvero bello!
    Silvia

  • Giacomo /

    Mi è stata proposta giusto ieri l’opportunità di svolgere una ricerca tesi all’estero (studio economia a Trento) e di collegarla con un progetto di dottorato. Sono curioso di sapere, dopo 4 anni da questo articolo, come ti siano andate le cose. Non so se accettare o no, perché la carriera accademica come insegnante universitario non mi ispira, ma l’idea di fare ricerca (l’ideale? Presso qualche organizzazione nazionale o internazionale, soprattutto di ambito statistico) mi alletta. Grazie e buona Pasqua!

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Ciao Giacomo. Spero tu stia bene.
    Per ora è andata benino. Nel senso che dopo il dottorato ho trovato lavoro come tecnico laureato nel settore pubblico e ho continuato a studiare e a specializzarmi nel mondo della ricerca (sto terminando la scuola di specializzazione in Statistica Medica). Il dottorato, al momento, è il titolo che più mi viene richiesto nel settore della ricerca farmaceutica per il quale periodicamente collaboro.
    Per cui, a conti fatti, il dottorato, per ora, sta dando i suoi frutti. Pochini, ma in crescita.
    Gianfranco

  • Carlotta /

    Ciao Gianfranco,
    Volevo chiederti anche io un’opinione sul fatto in questo caso di continuare o meno il dottorato. Ho appena finito il primo anno di phd ma non sono sicura della mia scelta. Mi piace fare il mio lavoro ma il laboratorrio e l’ambiente di ricerca in sè non fa per me. So già che finiti i tre anni non voglio continuare sicuramente, ma quale potrebbe essere il motivo per continuare?! Ha senso farlo se dopo so già che non continuerò questo percorso? Ah ho 27 anni. Grazie mille

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Ciao Carlotta. Guarda,dipende dalla tua situazione economica. Il dottorato è pur sempre una piccola entrata di soldi. Fossi in te continuerei e, nel frattempo, cercherei di rispondere alla domanda: “cosa voglio per la mia vita?”.

  • Interessante post. Pure io sono al mio secondo anno di dottorato (ho 28 anni) ma mi trovo a Varsavia. Più vado avanti e più fare ricerca mi piace. Certo, non si diventa ricchi e diciamo che questo non è uno dei miei obiettivi… ma fare qualcosa che ti piace con tanto di paga più che dignitosa trovo sia già un successo. In un anno e mezzo di dottorato come biologa ho già scritto una pubblicazione (ora lavoro alla seconda ) e un proposal per un altra borsa all’interno del mio dottorato (ancora sotto valutazione di commissioni varie, speriamo bene!) In futuro mi piacerebbe scrivere un mio progetto, vincere dei fondi e presentarlo a qualche istituto in Austria o Svizzera (più vicina a casa). Pensi sia una buona idea per un post dottorato? Ovviamente il piano B sarebbe quello di lavorare in qualche istituto di ricerca per fauna selvatica… ma so che non siA facile riuscirci. Comincerei a lavorare al post dottorato durante l ultimo anno di dottorato qui (cioè al quarto). Ciao e grazie in anticipo!

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Ciao Michela! Si, mi sembra una buona idea. Da quelle parti c’è una qualità della vita, e in particolare del lavoro, molto alta! Potrebbe essere un ottimo investimento.
    Gianfranco

  • Ciao, io dovrei cominciare il dottorato tra un paio di giorni e te lo scrivo chiaro e tondo: a me piace suonare, ma non ci tiro fuori un cazzo di niente ed ad ogni modo non c’è contratto lavorativo che mi garantisca la possibilità di essere in tempo per un soundcheck. Ho sempre studiato ascoltando musica, ho sempre invidiato tantissimo quelli che si sono presi tanto tempo per finire l’università ed ora hanno un paio d’album all’attivo e suonano in festival di rilievo. Io, in compenso, oltre ad avere un forte senso di responsabilità verso i miei che mi hanno mantenuto, sono pure competitivo, per cui mi sono laureato in tempo, in chimica, per la precisione Chimica-fisica (nanochimica) con 110 e lode. Le uniche alternative che mi rimangono sono la graduatoria di terza fascia per l’insegnamento ed il dottorato. A me piace insegnare, perché ho sempre avuto un talento naturale per il palco. Il punto è che ho vinto una borsa a Trieste, che non è neanche male come città da vivere, ma il mio prof mi ha fatto lo scherzo di non dirmi che in realtà il mio dottorato si svolge ad Aviano, che volendo essere prosaici è più o meno il b*** del c*** del mondo. Però pare che questo CRO di Aviano sia il massimo del massimo, e che questo prof che dirige la ricerca sia assaltano di pubblicazioni. Ho paura di ritrovarmi a vivere in un paesino del cavolo, lontano da tutto e da tutti, nelle mani di uno che si approfittare dell’assenza di un vero e proprio orario di lavoro. Intendiamoci, io lo faccio per lo stipendio. La nanochimica non è male, ma il mondo che ci gira intorno non mi affascina per niente. Io nel tempo libero ascolto musica, non ho mai letto una pubblicazione scientifica per passione personale.

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Andrea, ti capisco, e bene. Anch’io ho avuto la passionaccia per la musica (faccio il cantautore: 1 album all’attivo) e ancora oggi me ne vado in giro a suonare (qualche buon palco anch’io lo faccio ogni tanto..). Tuttavia non ho mai amato la “vita da musicista”. Motivo per cui mi son dedicato ad altro. Tuttavia l’attitudine al palcol e alla comunicazione mi ha aiutato TANTISSIMO nella mia carriera. Spero che possa essere così anche per te. Probabilmente potresti avere capacità, ad esempio, di Public Speaking o di leadeship che nella vita scientifica farnno la differenza rispetto a tanti “muli-NERD da laboratorio”.
    Penso tu capisca cosa intendo dire.
    Ciao! ;-)

  • Ciao Andrea,
    io sono stata due anni ad Aviano con una borsa di studio e proprio ieri è stato il mio ultimo giorno. Inizio il dottorato ad Udine cambiando completamente argomento e gruppo; in Friuli non si sta male come qualità di vita .. Sono curiosa di sapere cosa hai deciso comunque!

  • Ciao Andrea,
    Sono laureanda in Industrial Engineer e sto valutando l’idea di un dottorato. In Italia so che è poco pagato, mentre all’estero le cifre sono tre volte tanto.
    Nonostante questo ho in mente una mia idea, che proporrò ai docenti italiani..
    Considerando queste premesse, sai se è possibile avere un lavoro full time o part time e nel frattempo seguire un dottorato?
    Non intendo un lavoro connesso con il dottorato, ma un lavoro generico.
    Volevo informazioni riguardo se avevi notizie.
    Grazie mille

  • Gianfranco Di Gennaro /

    Ciao Daniela. Per quanto ricordo, io avevo bisogno di un’approvazione dal consiglio di dottorato per poter svolgere altre attività. In generale però era una approvazione che veniva concessa e che comunque dipendeva dal giudizio del tuo tutor.
    Gianfranco

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