Il tuo è un lavoro per te?

Molte volte svolgiamo il nostro lavoro giusto perché nella vita qualcosa dobbiamo pur fare. Chiaro: se hai figli da sfamare e bollette da pagare non vai per il sottile. E, anzi, ti invito a lasciar perdere questo post. Io stesso per mantenermi durante la laurea e i post-laurea ho svolto i lavori più disparati e sgraditi: giornalista musicale, giornalista di cronaca nera, formatore scolastico, barista. E potrei andare avanti.

Però se hai cinque minuti di tempo per “pensare”, beh, ti invito a leggere questo post e dirmi la tua opinione nei commenti.

Il titolo di questo post non è casuale. Moltissime persone vedono il lavoro come qualcosa che loro svolgono per soddisfare l’interesse di qualcun altro: il loro capo, il loro cliente, eccetera. Giusto? Beh, si, giusto.

Tuttavia queste persone dimenticano che è vero soprattutto il contrario: il lavoro che svolgi nella tua vita è uno strumento che è a tua disposizione e che tu utilizzi per permetterti di divulgare il tuo valore, i tuoi valori, i tuoi principi, la tua personalità, il tuo carattere e così via.

Per cui, si, tu lavori per gli altri.

Ma prima di tutto il tuo lavoro deve lavorare per te e permetterti di dimostrare al mondo chi sei e cos’hai da dire.

L’attività che ti scegli per passare le tue giornata ha due “componenti”:

il messaggio che intendi divulgare;

il mezzo che usi per farlo.

Il tuo lavoro è il messaggio che intendi divulgare

Tu sei al mondo per portare alla società un messaggio unico e tutto tuo. E questo messaggio proviene soprattutto dalla tua educazione e dalle tue esperienze.

Alcune persone potrebbero voler diffondere il concetto di “sicurezza e di famiglia tradizionale”. Per queste persone la formula “moglie-tre figli-cane-mutuo-messa alla domenica” è il fine ultimo dell’uomo.

Per altri, invece, la loro guida è un concetto del tipo: “l’individuo deve avere libertà di scelta: di poter fare della propria vita quello che vuole in ogni istante, senza avere troppi vincoli che ne limitino le potenzialità”. E allora saranno persone che mireranno a viaggiare il mondo senza sensi di colpa per avere figli a casa.

Un altro potrebbe voler dire al mondo: “hey, ragazzi, bellezza ed armonia sono i principi fondamentali che guidano l’essere umano”.

Eccetera.

Per quanto riguarda la mia vita, il messaggio è quello della “crescita, dello sviluppo e dell’evoluzione come fini ultimi dell’uomo”. Sono nato e cresciuto in condizioni economiche non proprio agevoli per cui la mia vita è sempre stata finalizzata a migliorare la mia condizione. E ovviamente parlo di miglioramento di condizioni non solo economiche, ma anche fisiche, sociali e morali. Sono nato in Campania, luogo di disparità: grande cultura e bellezza, ma anche di sovrappeso e tumori, depressione culturale e malavita. Non sono sicuro di essere cresciuto dalla parte del cielo più “piacevole” ;-)

Il tuo lavoro è il mezzo che usi per divulgare il tuo messaggio

Se il messaggio che vuoi divulgare è unico e solamente tuo, i “mezzi” attraversi i quali lo puoi divulgare sono molteplici. E ogni mezzo è una professione o attività diversa. Se il tuo messaggio è “”moglie-tre figli-cane-mutuo-messa alla domenica”, i mezzi attraverso i quali puoi divulgarlo possono essere tanti. Puoi vendere prodotti per la vita familiare, occuparti di assicurazioni sulla vita, diventare prete”. Però difficilmente ti vedrei a diventare  Mick Jagger o il pornodivo.

Io, ad esempio, non potrei mai fare un lavoro dove l’obiettivo non sia quello dello sviluppo di sistemi o di persone, o comunque un’attività fortemente finalizzata ad obiettivi di crescita. Faccio troppa fatica a vedere le cose ferme come stanno e non poterle fare evolvere. Faccio proprio “fatica esistenziale” ad avere mansioni che non siano legate allo sviluppo di un progetto e al raggiungimento di un risultato specifico. Altre persone, invece, stanno benissimo in un contesto routinario. Molto probabilmente non avvertono nessuna esigenza di evoluzione. Probabilmente sono nati in un contesto che ha garantito loro sicurezza familiare ed economica. Buon per loro, non c’è proprio niente di male.

Per concludere, qualche domanda a cui rispondere

Per cui, dal punto di vista pratico, nel momento in cui sto per essere coinvolto in qualche progetto o sto per avviarne qualcuno mio, mi crea enorme beneficio e forza l’abitudine di pormi determinate domande:

cosa voglio dire al mondo con il mio lavoro?

il mezzo che sto utilizzando è un mezzo adeguato?

Se non lo dovesse essere, come posso allora “personalizzarlo” adeguandolo al messaggio che voglio divulgare?

Provare a rispondere a queste domande non è tempo perso. Anzi, potrebbe essere un investimento gratuito e che può farti guadagnare tantissimo.

Nel rispondere, però, ti conviene essere onesto verso te stesso. Completamente onesto.

E se queste risposte non ti dovessero piacere puoi fare una cosa molto divertente: rimboccarti le maniche e cambiare le cose pianificando e realizzando un progetto di cambiamento o di sviluppo professionale.

In alternativa puoi tenerti la tua realtà quotidiana. La scelta è sconsigliata: non so se ti hanno informato che la vita è una sola e non c’è il “replay”.

E poi, vuoi pagare il prezzo dello sforzo di crearti la vita che vuoi ora, o pagare il prezzo (maggiorato) del rimpianto in futuro?

Gianfranco

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