Il Latte che causa l’Autismo (e il Confirmation Bias)

La sapevi quella del latte che causa l’autismo?
Bella vero?
Ma com’è nata questa bufala? Chi è stato a metterla in giro?

Di seguito la trascrizione del video.

L’essere umano è in grado di raccontare storie anche molto fantasiose, ma in alcuni casi ha veramente esagerato. Una delle storielle più folli mai circolate è quella del presunto legame tra i sintomi dell’autismo e il consumo di latte di mucca, quello che beviamo tutti i giorni a colazione, per intenderci.
Chi è che se l’è inventata questa, non so neanche io come chiamarla, “favoletta”?
Se la sono inventata, e successivamente diffusa negli anni, una serie di associazioni e organizzazioni americane che sono attive in alcuni ambiti come la promozione dell’alimentazione vegana e, più in generale, nell’ambito della difesa degli animali.
Tutte cause nobili, non c’è che dire.
In particolare, una di queste organizzazioni, anzi l’associazione di riferimento di tutta questa vicenda, è la PETA, acronimo di “People for the Etichal Treatment of Animals”.
Questa PETA ha sede in Virginia, negli Stati Uniti, posto che ho visitato e che ti consiglio di visitare, se capitate da quelle parti, e per prima ha, appunto, tirato fuori questa storia tra il consumo di latte di mucca e i sintomi dell’autismo. In buona fede o in cattiva fede, non lo so.
Ma cosa è successo esattamente, dov’è che hanno sbagliato questi di PETA?
In realtà l’errore è stato quello di considerare, in una moltitudine di ricerche scientifiche, solo un paio di ricerche che supportavano quello che faceva comodo a loro o comunque quello che era la loro idea a priori, cioè il loro pregiudizio negativo verso il latte di mucca.
Hanno fatto qualcosa del tipo: ho come la sensazione che il latte vaccino faccia male ai bambini. Aspetta che vado a vedere in Google se c’è qualche studio che in qualche modo confermi questo mio presentimento.
E allora sono andati a scavare nelle centinaia, se non migliaia di studi condotti sul consumo di latte e hanno trovato un paio di ricerche che facevano comodo a loro.
In particolare hanno considerato uno studio del 2002 in cui i ricercatori hanno dato una dieta priva di glutine, gliadina e caseine a dei bambini; ad altri hanno invece somministrato una dieta normale, cioè con le caseine del latte e tutto quanto.
Quello che emergeva da questo studio, forse, e comunque in modo molto fumoso, era una vaga associazione statistica tra la dieta priva di caseine del latte e il miglioramento dei sintomi del’autismo.
E allora cominciamo a dire due cose a riguardo di questi risultati.
Prima cosa: nella ricerca clinica associazione statistica e dinamica causa-effetto sono due cose molto distanti. Non basta uno studio come quello di cui vi ho appena parlato per determinare un legame causa-effetto.
Seconda cosa: lo studio era stato condotto su un numero ridottissimo di bambini, 20 in tutto. Per chi mastica un po’di statistica o di epidemiologia può capire bene, leggendo questo studio, quanto esso avesse una potenza statistica estremamente ridotta. Servono altri numeri ed evidenze più forti per poter cominciare a fare un ragionamento minimamente serio sul legame di un alimento con una determinata patologia.
Terza cosa: l’autismo è una malattia multifattoriale e con quadri clinici anche molto diversi tra loro (si parla infatti di “spettro dell’autismo” per determinare tutte le possibili manifestazioni), per cui andare a ridurre tutta la patogenesi ad un solo elemento scatenante, il latte in questo caso, è poco meno che ridicolo.
Ma c’era anche un altro studio, come ti dicevo, considerato da PETA. Quest’altro studio è addirittura del 1995 e tra i risultati non si era trovato nemmeno un legame statistico tra autismo e consumo di latticini, ma erano stati semplicemente trovati degli anticorpi antiproteine del latte nei bambini affetti da autismo, però assieme anche ad anticorpi contro altri alimenti.
Questi di PETA invece hanno tralasciato tutti gli studi che assolvevano il povero latte delle povere mucche.
Tirando le somme, l’errore commesso da queste associazioni in questo caso è quello che si chiama nella metodologia scientifica, “Confirmation Bias” (o in italiano “Errore di Conferma”). Invece di vedere, cioè, in modo oggettivo e distaccato i dati che hai sottomano, preferisci guardare quelli che confermano un tuo pregiudizio.
Questo accade spessissimo anche nella nostra vita, se ci pensi: tu hai un’opinione positiva, un pregiudizio positivo su una persona (ad esempio il tuo partner al quale voi bene in modo smisurato) e questo fa una cavolata evidente, oppure si comporta come un bastardo, tu che hai un pregiudizio positivo su di lui (o lei), tendi a interpretare in modo “distorto” il suo comportamento giustificandolo, e accampando mille scuse alle sue malefatte, invece di valutare le cose per quelle che sono.
Per concludere, Io con queste associazioni non ho nulla in contrario e neanche li conosco di persona: dico solo attenzione: quando si fa circolare una notizia bisogna sposare i dati, le evidenze scientifiche, e non una nostra idea, una nostra simpatia o una nostra antipatia, altrimenti quella che facciamo non è più informazione scientifica ma DISINFORMAZIONE.

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