Perchè meditare influenza (positivamente) la tua alimentazione

Da qualche anno, ogni giorno, pratico la meditazione mindfulness, anche per la corretta gestione del mio peso.

E tu potrai dire: evabbè, e a me che me ne frega; non so neanche cosa sia sta’ meditazione. È quella roba che fanno i monaci vestiti di arancione?

Il discorso è complesso ma le tre cose che vorrei che tu sapessi sono queste:

se vuoi perdere peso e cominciare a mangiare meglio, la meditazione è il più grande alleato che tu possa trovare (assieme ad una buona cultura alimentare);

la meditazione agisce in modo permanente sul tuo rapporto con il cibo; non si tratta di un regime nutrizionale che una volta sospeso smette di produrre benefici;

la meditazione non è una disciplina mistica, new-age e simili. Si tratta di un’attività estremamente pratica e diffusa anche tra sportivi e professionisti di alto livello per incrementare performance e qualità della vita.

Vuoi sapere qual è il
meccanismo tramite il quale essa agisce?

Ne parlo nel video che trovi qui di seguito.

PS: se invece preferisci la lettura, te ne allego anche una trascrizione

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Io sono un grande fan della meditazione come pratica e atteggiamento di vita e sappiamo dalla letteratura scientifica come essa aiuti a perdere peso e soprattutto a mantenere il peso perduto a lungo termine.

E poi potremmo elencare tutta una serie di benefici della meditazione, ma non è questo il post per farlo. E poi ti basterebbe scrivere su google “meditazione benefici” e troveresti tantissimo materiale.

Ritengo invece più interessante parlare di quale sia il meccanismo tramite il quale la meditazione ci aiuta a mangiare meglio.

La risposta non è proprio semplice. Ma proviamoci comunque.

Dobbiamo ragionare su due livelli che sono strettamente intrecciati: un livello fisiologico- neurobiologico, e un altro più, tra virgolette, olistico, cioè relativo a tutti gli aspetti complessivi dell’essere umano.
In realtà il termine olistico non è quello più corretto ma per semplificare accontentiamoci.

Partiamo proprio da questa dimensione, quello cioè più olistica facendo un parallelismo.

Noi possiamo considerare l’organizzazione dell’essere umano come una gerarchia.

La gerarchia biologica, cioè quella più materiale, ha come fondamento il nostro codice genetico, dal nostro DNA che contiene tutte le informazioni necessarie allo sviluppo degli altri livelli gerarchici nostro organismo: le macromolecole, le cellule, gli organi, fino al nostro organismo in toto.

Allo stesso modo, come abbiamo il DNA come sede di tutta l’informazione biologica, noi come esseri umani possediamo una componente profonda, nascosta, della nostra personalità di cui non siamo consapevoli, ma che c’è, esiste.

Si tratta di quella che Freud chiamava Es e che assieme all’io e al super-io va a caratterizzare la nostra personalità.

Noi chiamiamolo per semplificare il nostro “io profondo”, anche se questo modo di dire potrebbe far accapponare la pelle degli psicologi.

Dicevamo, noi di questo io profondo non siamo consapevoli, ma esso come il DNA è sede di informazioni e in particolare della conoscenza di tutte le leggi naturali che regolano l’esistenza.

Semplificando, esso è la nostra dimensione più istintuale, più arcaica, quella che ci fa fare le scelte corrette: scappare di fronte a un pericolo, essere prudenti quando non siamo a conoscenza del contesto in cui ci troviamo, che ci da il coraggio di combattere e difenderci quando necessario.

Proprio come il DNA quando è attivo, permette lo sviluppo del nostro organismo, quando questo nostro io profondo è attivo, esso determina tutto il resto della gerarchia: la nostra coscienza, la nostra mente, l’intelletto, l’ego e così via, fino ad arrivare alle nostre scelte e al nostro comportamento.

Noi tramite la meditazione stimoliamo, riattiviamo questo nostro io profondo, questa nostra istintualità ed ecco che cominciamo a fare scelte più allineate con le leggi naturali e perciò con ciò che è meglio per noi. Perciò facciamo anche scelte alimentari più sane.

Ci liberiamo cioè da tutte le sovrastrutture, tutte le dipendenze, le interferenze che ci fanno vedere un sacchetto di patatine come qualcosa di divino. La meditazione ci fa vedere per quel sacchetto di patatine per quello che è veramente: un ammasso di olio scarso, sale e di porcherie annesse.

Quello che ho appena fatto è, come dicevamo, un ragionamento più olistico.
Ora ragioniamo sull’altro livello, quello più fisiologico e neurobiologico, più meccanisicistico.

Dal punto di visto neurobiologico invece si è visto che durante la meditazione, nel momento in cui noi poniamo la nostra attenzione a ciò che sta accadendo, al nostro respiro, come si fa nella gran parte delle pratiche meditative, si attivano una serie di aree cerebrali tra cui
la corteccia prefrontale dell’emisfero destro.
ippocampo
amigdala e altre strutture coinvolte.

Alla fine di questo groviglio di meccanismi neurofisiologici ciò che ne otteniamo è soprattutto una migliore gestione dello stress.

E questo minore stress che ne otteniamo comporta l’abbassamento dei livelli di cortisolo nel nostro organismo. Chi è questo cortisolo e perché è importante che se ne stia a livelli bassi?

Il cortisolo è un ormone prodotto dalle nostre ghiandole surrenali e che ci fa mangiare di più di quello che dovremmo. In pratica quando siamo stressati il cortisolo ci dice: ehi, sei stressato perché c’è un pericolo, ti devi difendere, hai bisogno di energia, mangia! Noi non ci facciamo pregare e mangiamo, infiliamo in bocca tutto ciò che ci capita a tiro e ingrassiamo.

Tramite la meditazione noi abbassiamo i livelli di cortisolo e non stramangiamo.

Relativamente al problema dello stress, la cosa interessante è che la meditazione non è come andare andare alle terme che dopo due ore che siamo a casa siamo di nuovo tutti stressati. La meditazione ha invece effetti a lungo termine, cioè modifica in modo permanente la struttura del nostro sistema nervoso. E alla lunga ci rende persone più centrate, più tranquille, più calme.

Per cui riassumendo: come fa la meditazione a farci mangiare meglio?
Uno: ci rende persone a lungo termine più rilassate e per questo motivo ci fa mangiare meno e
due: riattiva una nostra saggezza istintuale profonda che ci impedisce di farci del male mangiando eccessivamente.

Questo è: ovviamente meditare non è per tutti.

Io ho imparato aiutandomi con audiolezioni e con tanta pratica, ma forse la strategia più logica è quella di affidarsi ad un insegnante o comunque ad un corso di qualità. Informati, nella tua città sicuramente ce ne saranno.
Io lo farò, quasi certamente. Ovviamente un corso forse più avanzato, perché sono anni che già pratico questo tipo di attività, ma lo farò.

Ecco: se ti stuzzica l’idea di migliorare il tuo rapporto con il cibo e oserei dire anche con tutto ciò con cui ti relazioni, sperimenta anche tu. All’inizio non è semplicissimo, come tutte le cose le devi capire, toccare con mano, ma poi la strada è in discesa.

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