Come riuscire a laurearsi lavorando 9 ore al giorno (cosa mi ha insegnato e cosa c’entra con il tuo dimagrimento)

Laurearsi nonostante l’esigenza di lavorare per molti è un sogno. Per tanti…lo rimane. Per me è diventata realtà. Mi piacerebbe condividere con te quali sono stati i trucchi che hanno funzionato. Che poi in realtà sono gli stessi, cari, vecchi, stravecchi, trucchi che servono per perdere peso, per realizzare un progetto professionale, o qualsiasi altro tu voglia.

Nella prima parte del post, ti racconto un po’ la mia storiella; a fine post faccio un parallelismo con il tuo dimagrimento.

Era il 19 marzo 2002 e poco prima delle sei di mattina salgo su un treno. La stazione di partenza è Verona. Quella di arrivo: Bologna centrale.

Primo giorno di Università. Il corso di laurea è quello di Scienze Biologiche.

La particolarità: quel giorno veniva ucciso il povero giuslavorista Marco Biagi. Ma quella è tutta un’altra storia.

Altra cosa da dire, forse la più importante, attorno alla quale ruota questo post. Ero uno studente lavoratore.

Detto fra me e te, all’epoca avevo necessità di guadagnare per pagarmi gli studi e l’affitto di una stanza a Verona, per cui lavoravo come borsista in un laboratorio dell’ospedale di Verona. Orario: dalle 8:00 alle 17.

Ce l’ho fatta a laurearmi? Si. Ce la fanno tutti? No.

Sono forse qua per raccontarti che sono più figo degli altri? Neanche per idea. Ci ho messo del mio, ma molte volte ho avuto fortuna. Altre volte mi son dovuto prendere dei periodi di aspettativa dal lavoro per poter fare su e giù da Bologna, tirando la cinghia e stringendo i denti, quando le lezioni erano obbligatorie.

In breve vorrei dirti cosa è stato necessario perché nel giro di cinque anni e mezzo riuscissi a laurearmi.

laurea-lavoro-alimentazione

La paura di non farcela

Quando ho cominciato avevo di fronte molte motivazioni. Come diceva Guccini, “un laureato conta più di un cantante”. Ne ero e ne sono tutt’ora convinto anch’io. C’era la prospettiva di poter accedere a dei corsi post laurea retribuiti come un dottorato di ricerca (come poi ho fatto). Ma la motivazione più grande era…la paura.

Quando ero nel bel mezzo del corso (diciamo al secondo-terzo anno) cominciavo a chiedermi: che succederà se mollo proprio ora? Non sarebbe più semplice finire?

L’insegnamento all’epoca fu: la paura è utile! Minchia se è utile. L’importante è che non diventi troppa e non ti paralizzi.

E questa paura mi diceva: “Ehi amico, se molli ora avrai buttato via tempo, soldi, e sarai solo un emigrantello del sud senza né arte né parte”. Inaccettabile. Per cui mi son dato da fare.

La capacità di accettare delle rinunce, ma non a tutto

Non giriamoci attorno. Se hai un lavoro e vuoi laurearti decentemente devi rinunciare a molte perdite di tempo. Devi selezionare le uscite con gli amici. Devi selezionare i tuoi hobby. Però ho scritto “selezionare”, non “cancellare”. Se rinunci completamente ad avere qualche altro piccolo interesse, o ad uscire con gli amici e a fare tutto quello che è nella fisiologia di un ragazzo di 20-25 anni, rischi di accartocciare e buttare nel cestino anni di vita.

Insegnamento: se vuoi farcela, e se vuoi raggiungere un traguardo fuori dal normale, ti serve equilibrio. Il fatto di avere una vita equilibrata fatta di famiglia, relazioni, interessi, deve essere una fonte di forza. Ecco perché, oltre a scrivere “selezionare”, forse sarebbe meglio aggiungere “selezionare bene”. La vita è come un mandarino, dicevamo. È fatta di spicchi: amici, salute, obiettivi personali, eccetera. Se ne trascuri qualcuno rischi di far marcire tutto il mandarino.

Devi eliminare il dubbio

Già in un articolo di qualche tempo fa ti avevo citato la mia storia di studente-lavoratore. Partimmo in tanti da Verona.

Io riuscii a finire perché non avevo nemmeno messo in preventivo l’ipotesi di non potercela fare.

C’è stata la voglia di mollare, ad un certo punto, per poter realizzare qualcosa di diverso. Ma non mi è mai passato per la testa di non potercela fare. Il mio ragionamento era: Ok, ci sono questi esami-mattone come Botanica, Zoologia, Biochimica I, Biochimica II. Se ce l’hanno fatta gli altri ce la faccio anch’io. Non è che proverò a dare l’esame; io darò l’esame. Non so come; non posso ancora sapere il come. Ma so che esiste un metodo per farlo. A quel punto il mio problema non era più studiare, ma elaborare strategie per passare l’esame. Sapevo di non poter studiare come uno studente full-time. Ma sapevo che potevo fare mille altre cose che avrebbero incrementato ogni volta di più la probabilità che io passassi.

L’insegnamento è stato molto semplice. Se vuoi eliminare il dubbio non devi avere il tempo di dubitare. Invece di dubitare, FAI qualcosa che ti faccia fare anche solo un piccolo progresso ogni giorno. E’ l’unica arma che mi sono dato per eliminare il dubbio: FARE. Anche poco, ma FARE. C’erano giorni in cui il massimo che potevo fare era leggere 20 pagine di libro. Ti assicuro che sulla mia motivazione a fine giornata tra il leggere per mezzora quelle 20 pagine e non leggerle, la differenza era considerevole.

Il piacere di farlo

Non ti voglio raccontare cazzate. Non c’è niente di piacevole nel prendere un treno alle 5:40 di mattina per andare a Bologna, dare un esame (che magari ti va anche male) e tornare indietro a Verona (a meno di riuscire a trovare una sistemazione per la notte, sempre che il giorno dopo ti diano un giorno di permesso). Oppure trovarsi a studiare in un bar perché la biblioteca è piena. Però quei giorni me li ricordo come piacevoli. Consumavo libri di Biologia dell’alimentazione, di nutrizione, di fisiologia, di epidemiologia. Avevo il piacere del sogno, del traguardo che stavo inseguendo. Mi piaceva Bologna; mi piaceva addormentarmi in treno e svegliarmi a Poggio Rusco. E, sì, c’era qualcosa di formidabile nello studiare “Genetica 2” in un bar di Via Indipendenza alle 3 del pomeriggio.

L’insegnamento è stato semplice e lineare: la disciplina e la forza di volontà da sole non bastano. La disciplina va innaffiata con il piacere.

Non puoi essere disciplinato a lungo se nell’esserlo non ci trovi qualcosa di gustoso.

Innamorarsi di se stessi

Bisogna essere sinceri fino in fondo: il fatto di raggiungere un obiettivo ci gratifica, ci fa sentire “superiori a ciò che eravamo prima”. Ci fa sentire cresciuti, più protagonisti di noi stessi e degni di stare al mondo. E non c’è niente di male. Tramite la ragione creiamo un’immagine di noi stessi che mette assieme il bene morale (ehi, ci siamo laureati, caxxo! Faremo il bene dell’umanità con il nostro pezzo di carta) e il piacere del potere raggiunto tramite il “Dott.” oppure “Dott.ssa” prima del nostro cognome. Vado a memoria ma correggimi se sbaglio: in filosofia lo chiamano eudemonismo.

L’insegnamento che ne ho tratto è che serve sempre una visone finale, un progetto dettagliato e gratificante per il proprio futuro. A me è servito soprattutto per trovare la motivazione per svegliarmi ogni mattina e darmi da fare tra lavoro e libri. E’ stato così ai tempi della laurea, quando, lavorando, ho fatto il mio post-laurea in nutrizione umana, ed è così tutt’ora, dato che sto per terminare la specializzazione in Statistica Medica ed Epidemiologia, studiando ogni mattina prima di recarmi al lavoro e, spesso, dopo il lavoro, fino a ora di cena.

In StudioDarwin ti parlo perlopiù della gestione del tuo peso e delle corrette pratiche alimentari. Perciò…

Nell’alimentazione, e in tutti gli altri progetti di vita, è uguale. Hai un obiettivo per te importante (dimagrire, ad esempio) e hai degli ostacoli (la vita di tutti i giorni, le distrazioni).

Allora fatti guidare dalla paura di non farcela: sei proprio sicuro che fra cinque anni vorrai ancora essere schiavo delle schifezze che ti propinano al supermercato, magari farcitissime di grassi idrogenati? E sei proprio sicuro che vorrai tenerti quei chili di troppo e che, fidati, saranno destinati ad aumentare?

Sappi allora che dovrai riprogrammare un passo alla volta il tuo modo di approcciarti al cibo e imparare a fare qualche rinuncia. Ripeto: “qualche”. Se parti dal presupposto di poter dimagrire esercitando un controllo totale della tua alimentazione sei destinato a fallire.

Inoltre per poter essere costante dovrai ogni giorno avere un piccolo “successo”: un piatto cucinato in modo salutare oppure, come dicevamo, una piccola rinuncia (ad esempio a quelle stupide patatine dell’aperitivo). Tutto questo per poter eliminare ogni giorno il dubbio di non riuscire a mantenere delle buone abitudini alimentari.

Soprattutto, però, ti invito a sperimentare e a ricercare ogni giorno il piacere di alimentarti in modo salutare e, allo stesso tempo, gustoso. Ricorda: se non c’è piacere nella tua alimentazione vuol dire che qualcosa non va e sarai destinato a fallire e a rinunciare a quell’immagine di te senza chili superflui e della quale ti devi innamorare.

Un caro saluto.

Ci rileggiamo la settimana prossima.

PS: ti ricordo che puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di www.StudioDarwin.com

Gianfranco

 

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