Silenzio: ecco perchè conviene tenere la bocca (e non solo) chiusa

Ti voglio raccontare una storia, una storiella facile facile. Sei pronto?

Cominciamo.

C’era una volta un calciatore svedese che si chiamava Zlatan Ibrahimovic. Un vero campione, non c’è che dire. Era alto, possente, veloce, e in campo faceva quasi terrore, anche ai propri compagni di squadra. Zlatan il grande vinceva tutti i campionati nazionali a cui partecipava. Italia, Olanda, Spagna. In qualunque squadra andasse, vinceva lo scudetto. C’era però, nella vita di Ibrahimovic, un’ombra, un trofeo che non era mai riuscito a portare a casa: la Champions League, praticamente il campionato d’Europa di calcio, in cui giocavano le più forti squadre di calcio del continente. Quella coppa era la sua ossessione; non gli riusciva mai di vincerla.  Un giorno, lo svedese, decise di trasferirsi a Barcellona, nella squadra più forte del mondo, proprio per vincere questa agognata coppa.  Ibra, come lo chiamavano i tifosi, salì sull’aereo e in men che non si dica, si ritrovò a giocare con la maglia del Barcellona.

Il Barcellona, purtroppo, quell’anno fallì e non riuscì a vincere la Champions League; non si poteva vincere sempre, certo, tutti gli anni è impossibile vincere, esistono anche gli avversari.

Ad ogni modo, Zlatan decise di lasciare la squadra di Barcellona, indispettito dall’atteggiamento dei suoi compagni di squadra che si chiamavano Iniesta, Xavi e un piccoletto con la faccia da bambino che si chiamava Lionello Messi.

Le motivazioni per le quali Zlatan si congedò dalla squadra furono descritte attraverso parole di fuoco nella sua autobiografia. Le parole furono su per giù le seguenti:

“Nello spogliatoio del Barcellona, i miei compagni Xavi,Iniesta e Messi, ascoltavano in silenzio come bravi scolaretti. In quell’ambiente non volava una mosca. Io non sono fatto così”.

L’anno successivo il Barcellona ricominciò a vincere la Coppa che tanto sognava Zlatan, che nel frattempo era andato a giocare in una squadra molto più scarsa.

C’è una singola parola sulla quale vorrei che ti soffermassi, dopo aver letto la vicenda. La parola è silenzio.

Il silenzio è una pratica sottovalutata ai giorni nostri. Addirittura demonizzata. Tutti devono dire qualcosa, o comunque parlare, anche solo per dare aria ai denti.

E invece spesso il silenzio sarebbe la migliore attività di praticare per riappropriarsi di se stessi e non dissolverci attraverso inutili conversazioni. E tanto il silenzio diventa un’esperienza nobile, tanto quanto più profondo esso diventa. Il silenzio è pace. Al livello più superficiale è rappresentato da un’assenza di suono da parte del nostro apparato fonatorio; più invece esso scende in profondità, tanto esso permette di entrare in relazione con se stessi e ristabilire il proprio ordine (non ti preoccupare, non mi metto a parlare di meditazione..). Semplicemente, quando pratichi il silenzio, fai tacere tutto il corpo: immagina che le tue viscere si rilassino completamente, concentrandoti sul respiro.

Per cui, come disse qualcuno, è bene praticare un silenzio di qualità, e romperlo per pronunciare parole di qualità.

Fai così: nella tua agenda inserisci il silenzio come primo apputamento della giornata; pratica un paio di ore di silenzio, o quanto meno , comincia a costruire la tua giornata, le tue attività sulla base del silenzio, parlando solo quando è strettamente necessario; dire cose inutili comporta fatica. Peggio ancora, assicurati di dire cose autentiche, parole che valga la pena pronunciare. E tu sai quali sono quelle che io ho chiamato “cose autentiche”. Per cui stai alla larga da colleghi/e chiacchieroni/e, almeno finchè non avrai avviato la giornata come tu desideri. Ai loro inviti a perdere tempo in chiacchiere utilizza quei preziosi strumenti che sono i monosillabi  : – )

Durante il giorno sarà più difficile, con la stanchezza, mantenere il silenzio e la concentrazione. È normale. Nel momento in cui ne scoprirai il valore, stare in silenzio anche per soli cinque minuti diventerà un grandioso strumento per tornare in contatto con te stesso e a percepire quello che succede nella realtà che ti circonda. Io lo utilizzo, combinato con una sana passeggiata, come pausa dal lavoro. Ho scoperto che tre minuti di silenzio rigenerano molto di più di un caffè del distributore assieme ai colleghi lamentosi.

E tu? Sei un chiacchierone o un silenzioso? Do you like silenzio? Parlane qua sotto, nei commenti, per condividere quell ache è la tua esperienza.

Grazie, a presto!  : – )

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